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La Chiesa dell'Annunziata compare la prima volta tra gli Atti Visitati nel 1759, ma non sono rintracciabili documenti relativi alla sua costruzione. Certo è che anch'essa nasce come oratorio privato con la porta sulla strada, appartenente ad una delle famiglie più ricche di Rionero, quella di Marc'Antonio Di Silvio.
Conosciamo, infatti, il nome del suo fondatore da una lettera del 1783 di un suo discendente il quale, nel denunciare lo stato di abbandono in cui versa la chiesa in quegli anni, allega alla documentazione prodotta le disposizioni testamentarie del fondatore sul buon uso della cappella.
Costruita in omaggio alla Beata Vergine dell'Annunziata, protettrice della famiglia, la cappella è dotata di 54 ducati annui di rendita provenienti da terreni seminati, da orti, da una vigna e dall'affitto di case, che consentono la celebrazione di una Messa al giorno, del costo di 15 grani ciascuna, applicata a suffragio dell'anima del fondatore.
Il cappellano, sempre della famiglia Di Silvio, deve aver cura dell'altare ornandolo con tovaglie, croce, candelieri e fiori e della pulizia dell'intera chiesa, preoccupandosi, inoltre, di far accrescere la rendita perché si possa celebrare più di una Messa al giorno, sempre a suffragio dell'anima del fondatore.
Nonostante queste raccomandazioni, morto Marc'Antonio, il cappellano tralascia al cura dell'altare e dell'intera chiesa, così che il suo stato deplorevole rende necessario l'intervento degli altri eredi. Infatti, il 2 settembre del 1783, il notaio Pasquale Di Silvio denuncia alla Curia Diocesana le mancanze del cappellano Don Donato Di Silvio che non solo agisce contro le disposizioni testamentarie ma consente nella chiesa la nascita di una congregazione, non autorizzata, e fa seppellire i morti nella chiesa dietro compenso.
Il Vescovo udite le accuse interviene tempestivamente minacciando il cappellano, qualora continuasse sulla strada intrapresa, di farlo arrestare. Le cose cambiano, ma per poco.
Infatti nel 1798 è un altro erede a denunciare il cappellano alla Curia, con le stesse motivazioni della denuncia precedente. Come siano andate poi le cose non lo sappiamo ma certo è che quando la Chiesa dell'Annunziata diventa parrocchia, 1830, a seguito del trasferimento del titolo dalla Chiesa di S. Nicola, è ancora in condizioni deplorevoli
Proprio le condizioni fatiscenti della Chiesa dell'Annunziata inducono molti cittadini, alla notizia del trasferimento del titolo di parrocchia, a proporre come nuova sede la Chiesa di Santa Maria del Caravaggio.
Ed infatti le numerose lettere allegate al fascicolo documentano i lavori necessari da eseguirsi nella chiesa perché possa accogliere decorosamente i fedeli; dal canto loro i signori De Martinis si dichiarano disponibili a sostenere le spese. Ma occorre tempo, i lavori sono lunghi e la parrocchia temporaneamente viene trasferita nella Chiesa del Caravaggio, il che fa moltiplicare gli sforzi di quanti vogliono che vi rimanga per sempre. Ma e tutto inutile, nel maggio del 1831 ad una delle tante lettere il Vescovo annota: "in pronta risposta si è detto che assolutamente in esecuzione degli ordini sovrani passi nella chiesa dell'Annunziata".
Il terremoto del 1851 la distrugge quasi completamente e nuovamente la parrocchia viene trasferita nella Chiesa di Caravaggio. Ricostruita ed ampliata grazie al contributo della famiglia Catena, vengono aggiunti all'altare maggiore quelli di Sant'Antonio, dell'Addolorata e della Vergine del Buon Consiglio.
Nel 1899 diviene sede della Confraternita dell'Annunziata, che ora non esiste più.
Degli ultimi lavori di restauro si fa cenno in una lapide affissa internamente alla Chiesa, lavori che risalgono al 1947 ad opera del parroco Don Michele Di Sabato prima che, danneggiata seriamente dal terremoto del 1980, venisse di nuovo ristrutturata, consolidata e riaperta, in tutta la sua bellezza, al culto.
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