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Abbiamo la fortuna di conoscere le vicende relative alla costruzione della Chiesa di San Nicola da un vasto incartamento presso l'archivio Vescovile di Melfi.
Con una lettera dei primi di febbraio del 1769 il sacerdote Don Leonardo De Martinis, appartenente ad una delle famiglie più ricche del paese, proveniente da Atella, supplica il Vescovo perché gli permetta l'erezione di una chiesa adiacente alla sua casa con l'ingresso però sulla strada pubblica, promettendo di dotarla di una rendita annua di quattordici ducati, fondando in essa una pia laicale Cappellania dal fondo di circa duemila ducati.
Prima di soddisfare tale richiesta il vescovo chiede informazioni all'arciprete e questi, recatosi sul posto e presa visione del progetto della chiesa, riferisce che "una tal opera sembra veramente conducevole al divin culto e molto profittevole per il bene pubblico, potendo tutti que' alla Costa, che sono assai lontani dalla Chiesa Matrice sentirsi comodamente la Messa ne' dì festivi".
Dello stesso parere è l'Università, che motiva il suo consenso confermando quanto detto dall'arciprete. Visto, dunque, l'esito favorevole delle indagini disposte, il 21 febbraio il Vicario generale della Curia Vescovile di Melfi dà il suo consenso.
Così la Chiesa viene costruita, parte su suolo pubblico e parte su suolo privato, ad una sola navata che si estende a linea verso mezzogiorno per palmi cinquantuno di lunghezza, incluso il muro e di larghezza palmi ventisei inclusoci le grosse due mura laterali, spendendo circa mille ducati.
Ma, come si sa, il consenso del Vescovo non è sufficiente a permettere l'apertura di una chiesa se non è accompagnato dal parere favorevole del re. Infatti, inoltrate dal De Martinis le relative richieste alla Real camera di Santa Chiara, questa richiede tramite l'Udienza Provinciale informazioni al vescovo e all'Università e, visto che nessuno, compreso il supplicante, ha parlato della rinuncia all'asilo o confugio, vieta che essa venga aperta al pubblico.
Di fronte a tale provvedimento de Martinis, che ormai ha speso i soldi per costruire la chiesa, non può far altro che attenersi alle disposizioni date e, con l'aiuto del Vescovo, chiedere alla Sacra Congregazione che la chiesa venga dichiarata priva di immunità ecclesiastica.
regolata ogni cosa, finalmente, il 19 settembre, il Vescovo emana il suo decreto definitivo di assenso. Il 12 maggio 1771, il Vescovo Monsignor De Vicaris nel corso della sua Santa Visita a Rionero consacra solennemente la chiesa e l'unico altare ivi esistente.
Tre anni dopo viene elevata a parrocchia, rimanendo sempre di proprietà della famiglia De Martinis, finché nel 1830 divenuta angusta a contenere l'accresciuto popolo, cede il titolo alla Chiesa dell'Annunziata.
Negli ultimi anni, 1998 - 2000, la Chiesa di San Nicola, ha ospitato la Confraternita Maria SS. del Monte Carmelo, custode dell'immagine della Vergine, in quanto la stessa ha dovuto, in tal periodo lasciare la Chiesa di S. Antonio Abate per i lavori di ristrutturazione.
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