Chiesa
di S. Antonio e Casa di Riposo agli inizi del '900![]()
Unica testimone rionerese delle lotte per la conquista del Regno di Napoli, la Chiesa di Sant'Antonio Abate. "Santantuono", nel dialetto dei più anziani, originariamente posta fuori dal centro, successivamente, con l'estendersi del paese, alla periferia, oggi è al centro di un Rione, Rione S. Antonio, esteso e popoloso.
Le sue origini sono ignote: si ipotizza, ci sono diversi segnali in tal senso, che sia stata edificata dai benedettini di Monticchio. Certo è che la Chiesa è opera della prima metà del XIII secolo: ne erano testimonianza alcune finestrelle ad arco tondo lungo i fianchi delle mura posteriori, identiche a quelle delle prigioni del Castello di Melfi, della Trinità di Venosa e della torre campanaria della Badia di S. Ippoloito in Monticchio.
Il fatto però che essa fu dei cappuccini di Monticchio non autorizza a credere che sia appartenuta alla Badia fin dalle sue origini: il suo nome, infatti, non compare nell'elenco dei possedimenti della badia riportato in una Bolla di Papa Alessandro III del 1175. Non è da escludere che essa possa essere succeduta ad una Chiesa e ad un possibile villaggetto, Sancti Angeli de Eremitis, ricordati nel breve di Papa Eugenio III.
Proprio in quegli anni, infatti, si diffonde in tutta la penisola una specie di cresipola cancerosa, il fuoco di Sant'Antonio, e comincia a diffondersi il culto del Santo che le antiche immagini rappresentano con la fiamma della carità tra le mani.
Accanto alla chiesette i Cappuccini di Monticchio vi costruiscono il loro ospizio per i frati malati o convalescenti, ospizio che tuttavia serve anche e soprattutto ai Cappuccini come stazione di sosta per i lunghi spostamenti da Monticchio a Venosa, Acquacetta, Spinazzola, Minervino in cui hanno vari possedimenti.
Con decreto del 29 novembre 1779, l'Ospizio e la Chiesa passano al maggiore degli ordini cavallereschi istituito da da Re Ferdinando II, il Real Ordine Costantiniano, il quale provvede direttamente alla nomina di un rettore a cui è fatto obbligo della celebrazione della Messa e dell'amministrazione dei Sacramenti in compenso di alcune decime sui terreni circostanti e su un orto ed un vigneto.
Al Real ordine Costantiniano si deve l'altare di Sant'Antonio Abate, l'altare del Crocifisso e quello di Santa Filomena. Quest'ultimo, in seguito, è stato restaurato dalla Famiglia Corona mentre la Famiglia Faraone fece costruire, annessa alla Chiesa di Sant'Antonio una Cappella ed un altare dedicato a San Francesco da Paola (1806).
L'altare centrale, infine, dedicato alla Beata Vergine del Monte Carmelo, è di pertinenza della omonima Confraternita, l'unica ancora oggi esistente delle numerose nate a Rionero dalla seconda metà del settecento in poi, che costituitasi nel 1825, chiese ed ottenne dall'Ordine Costantiniano di stabilirsi nella Chiesa, con la condizione di far celebrare una messa solenne nel giorno di Sant'Antonio Abate di ogni anno e di provvedere alla sua manutenzione, senza toccarne la rendita che rimaneva a piena disposizione dell'Ordine Costantiniano stesso.
Rovinata dal terremoto del 1851 con l'adiacente ospizio, venne presto restaurata, tranne il cappellone di San Francesco, restaurato quarantatre anni dopo dal sacerdote Giuseppe Rigillo Faraone.
Di nuovo seriamente danneggiata da un altro terremoto, quello del 1980, la Chiesa è rimasta parzialmente aperta al culto fino al al 1998, data in cui sono iniziati i lavori di consolidamento e restauro.
Oggi la Chiesa è finalmente restaurata e restituita alla custodia della Confraternita che fa celebrare messa tutti i giorni.
Nella Chiesa di Sant'Antonio sono custodite tele di grande valore artistico.
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