Rionero, le Origini

I primi abitanti della nostra città vivevano in poche case sparse qua e là nel territorio della odierna Rionero.

Erano umili case, di una stanza appena, costruite artigianalmente con pietre e tufi, che i rioneresi si procuravano nella zona circostante l'abitato, ai piedi del vulcanico monte Vulture.

Dediti alla pastorizia e alla coltivazione della vite, laboriosi e tenacemente legati alla terra e alla famiglia, fieri ed impulsivi, sapevano opporre ai nemici e sopraffattori la propria forza e perizia nelle armi, costruite con pietre, bastoni e, man mano, con rame, bronzo e ferro.

Caratteri che li accomunavano alle altre e, certamente, più antiche popolazioni del Vulture che è oggetto di frequentazione fin dal Paleolitico.

Le prime sicure documentazioni archeologiche, comunque, sono riferite al VI-III millennio a.C.: punte di lancia e di freccia, raschiatoi, coltellini in selce sono ricordati da studiosi come Pigorini, De Lorenzo e Fortunato.

Essi riflettono l'evoluzione della società locale verso tipi di insediamenti all'aperto e con un'economia basata, come detto, sull'agricoltura e sulla pastorizia.

Se attualmente l'epoca arcaica non è ben rappresentata nel territorio, dobbiamo giungere nel periodo sannita (IV sec. a. C.) per ritrovare cospicue attestazioni di un gruppo etnico che dalla fine del del v sec. a.C. si è andato affermando sulla società locale sostituendo nelle tombe la posizione rannicchiata con quella supina e facendo prevalere i suoi modelli culturali ed ideologici: la figura del guerriero rappresentata dalle armi e dal cinturone in bronzo, ben evidenziata nelle sepolture a fossa, scoperte negli anni '80 nella località Serra S. Francesco, già conosciuta grazie alle testimonianze di Giustino Fortunato e del Fiorelli, oltre che dei frammenti di ceramica a figure rosse e degli spiedi e dal candelabro in piombo custoditi presso la Biblioteca Comunale di Rionero, inerenti alla sfera sociale e domestica del defunto.

La documentazione archeologica più cospicua si riferisce all'epoca romana, cioè al periodo che, successivamente alle vittorie sui Lucani, alle guerre puniche e all'esproprio di vaste aree, vede una nuova definizione territoriale nel cui ambito il latifondo si affianca o comprende piccole e medie proprietà.

Già dal III secolo a. C. il territorio di Rionero è entrato a far parte dell'agro di Venusia, colonia nel 291 a.C. posta al confine con le vicine Potentia (Potenza) e Compsa (Conza).

Esso è attraversato da importanti itinerari sia della transumanza che commerciali, colleganti, se ad esempio facciamo riferimento alla via Herculia, Venusia con Potentia e la Val d'Agri.

Tra gli altri itinerari di minore importanza ricordiamo quello tra il Marmo Platano a e la stessa Venusia che servì ad Annibale ad abbandonare di nascosto il Console Marcello nel corso della battaglia di Numistrone passando probabilmente per il Passo delle Crocelle di Bella.

Tra il II ed I sec. a.C. si costruiscono ville rustiche di cui abbiamo un esempio soprattutto nell'età augustea ed imperiale, nel complesso della località Torre degli Embrici. dal quale proviene una piccola statua in marmo di Afrodite, copia di originali ellenistici risalenti alla scuola prassitelica (custodita nella Biblioteca Conunale "G, Fortunato").

Non mancano per il periodo imperiale frammenti ceramici indicativi che riflettono il commercio con l'Italia Centrale (Sigillata Italica) e successivamente anche con l'Africa (Sigillata Chiara).

Resti di un edificio termale di età imperiale e monete sono state segnalate nella località "Paduli" di Monticchio; corredi sepolcrali provengono dalla località "Cappella del Priore", come si deduce da notizie pubblicate a fine '800.

Le successive invasioni barbariche, la guerra greco-gotica, l'invasione dei Longobardi provocheranno, come altrove, uno spopolamento del territorio di Rionero.

Ma saranno questi, in una fase più matura, nel corso dell'VIII-IX secolo, a favorire una ripresa degli insediamenti, promuovendo o accettando la costruzione di chiese e di villaggi intorno a queste.

Ciò si verificherà anche per il casale di S. Maria de Rivonigro per il quale abbiamo però una documentazione non anteriore al 1152.

 

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